Nel nome di Mandela, si battono per avere diritti e dignità, per essere persone prima ancora che cittadini. Perché i migranti che hanno animato Piazza Esquilino a Roma giovedì 6 marzo – circa 300 africani provenienti dai vari nodi delle campagne del Centro-Sud Italia – sono gli invisibili che con la loro carne e il loro sangue mandano avanti l’economia agricola e edile del Paese. La campagna Madiba-Mandela Project / M2P li ha messi insieme e ha tracciato una via di lotta e rivendicazione. Dai tanti cartelli sollevati in piazza emergono i reali bisogni dei braccianti neri: il permesso di soggiorno, la possibilità di trovare un lavoro dignitoso, una sistemazione, di potersi curare, insomma di poter vivere da uomini e donne liberi.
Che occorra riscrivere la legislazione italiana (e non solo) sull’immigrazione e chiaro a tutti. Ma questo non vuol dire che occorre attendere con le mani in mano l’avvento “miracoloso” di un governo stabile e sensibile. Di ciò si è discusso nel pomeriggio tra la delegazione di M2P e i dirigenti del Ministero dell’Interno. Mentre in piazza Esquilino i bonghi e il sound africano si intervallavano agli interventi accorati delle e dei sans papiers, al Viminale è stato affrontato il nodo delle sacche di irregolarità strutturale in cui versano alcune migliaia di migranti, costretti in un limbo giuridico che non consente loro di emergere, che li preserva dal rimpatrio coatto ma li condanna all’invisibilità e al ricatto dei caporali e alle sanatorie truffa.

