Un nuovo documento di indirizzo sull'assistenza ai cittadini stranieri verrà approvato la prossima settimana in Conferenza Stato-Regioni, con applicazione immediata. Stabilisce che i minori non comunitari dovranno avere il pediatra di base, come i bambini italiani. La parte che riguarda i figli di genitori senza permesso di soggiorno è la più qualificante di un documento che ha come radice leggi già esistenti e le chiarisce in modo chiaro per uniformare l'assistenza. Attualmente solo l'Umbria, e in parte la Puglia, prevedono questo meccanismo. Altrove i figli degli irregolari vengono sballottati tra consultori, ambulatori per adulti e altri servizi. In ogni caso non vengono seguiti da un unico medico. Il documento garantisce inoltre un percorso sicuro ai rom «in fragilità sociale», cioè gli anziani. http://www.statoregioni.it
sabato 20 ottobre 2012
salute senza discriminazione
Un nuovo documento di indirizzo sull'assistenza ai cittadini stranieri verrà approvato la prossima settimana in Conferenza Stato-Regioni, con applicazione immediata. Stabilisce che i minori non comunitari dovranno avere il pediatra di base, come i bambini italiani. La parte che riguarda i figli di genitori senza permesso di soggiorno è la più qualificante di un documento che ha come radice leggi già esistenti e le chiarisce in modo chiaro per uniformare l'assistenza. Attualmente solo l'Umbria, e in parte la Puglia, prevedono questo meccanismo. Altrove i figli degli irregolari vengono sballottati tra consultori, ambulatori per adulti e altri servizi. In ogni caso non vengono seguiti da un unico medico. Il documento garantisce inoltre un percorso sicuro ai rom «in fragilità sociale», cioè gli anziani. http://www.statoregioni.it
venerdì 19 ottobre 2012
comunicato stampa medu
su chiusura cie lamezia terme
MEDU esprime soddisfazione per la chiusura del Cie di Lamezia Terme, visitato solo poche settimane fa e ritenuto del tutto inadeguato a garantire condizioni di vita dignitose alle persone trattenute (vedi foto racconto).MEDU auspica che la chiusura provvisoria diventi definitiva e che il Ministero dell'Interno accolga la proposta del sindaco di Lamezia Terme di riconvertire quello che è stato fino ad oggi un luogo di esclusione, in un luogo di solidarietà e integrazione per i migranti. MEDU auspica altresì che la chiusura del Cie di Lamezia Terme rappresenti il primo passo verso il superamento di un sistema, quello della detenzione amministrativa, che si è dimostrato nel corso degli anni del tutto inefficace nel contrastare l'immigrazione irregolare ed incapace di tutelare la dignità e i diritti fondamentali dei migranti trattenuti, che in un paese civile e democratico dovrebbero sempre essere garantiti.
Medici
per i Diritti Umani (MEDU) onlus è una organizzazione umanitaria e di
solidarietà internazionale, senza fini di lucro, indipendente da
affiliazioni politiche, sindacali, religiose ed etniche. Dal 2004 MEDU
porta avanti il programma “Osservatorio sull’assistenza socio-sanitaria
per la popolazione migrante nei CPTA/CIE”. MEDU aderisce alla campagna
LasciateCIEntrare.
Hanno chiuso il Cie di Lamezia Terme
da repubblica.it
E' statol svuotato e sono stati messi i sigilli per decisione della Prefettura di Catanzaro, su disposizione del Viminale. Era gestito dalla cooperativa Malgrado Tutto 1, al centro di interrogazioni parlamentari, dopo la denuncia di violazioni del team di Medici per i diritti umani 2 che aveva trovato: una gabbia in cui rinchiudere le persone che volevano farsi la barba 3, un disabile che faceva fisioterapia con una bottiglia d'acqua legata al piede e una cella di isolamento terapeutico chiusa da lucchetti e filo spinato
ROMA - Svuotato e chiuso. E' quanto
ha deciso il ministero dell'Interno per il centro di identificazione e
di espulsione di Lamezia Terme (Cz), gestito dalla cooperativa Malgrado Tutto 4
e al centro di molte polemiche e interrogazioni parlamentari, dopo la
denuncia di violazioni dei diritti umani dei migranti trattenuti. Il
team di Medici per i diritti umani 5 (Medu) aveva infatti trovato nella struttura: una gabbia in cui rinchiudere le persone che volevano farsi la barba 6,
un disabile che faceva fisioterapia con una bottiglia d'acqua legata al
piede e una cella di isolamento terapeutico chiusa da lucchetti e filo
spinato. La prefettura di Catanzaro conferma che sabato 20 ottobre il
Cie sarà chiuso.
Al momento nessun nuovo bando. Per il momento non viene indetto un nuovo bando di gara e non è certo che la struttura rimanga un Cie. Ufficialmente la motivazione della chiusura è la mancanza di un ente gestore. Lo scorso 22 giugno è fallita la gara di appalto, alla quale aveva partecipato solo la cooperativa Malgrado Tutto, attuale gestore e anche proprietario della struttura. Il Cie è costruito su un suolo di proprietà del comune dato in comodato d'uso alla cooperativa per 99 anni, ma gli edifici sono di Malgrado Tutto. La cooperativa non si è aggiudicata l'appalto perché parte della documentazione presentata era irregolare per problemi con la concessione edilizia. Al di là del fatto che questa situazione venga sanata, il ministero per ora non ha deciso di indire una nuova gara per la gestione. Di fatto, da giugno a oggi il Cie ha funzionato senza appalto, con i relativi problemi di fondi.
I migranti non sono stati rilasciati. Alcuni sono stati rimpatriati. Fra loro, una persona disabile con una protesi ad un'anca per una grave infezione contratta prima di entrare nel Cie. L'uomo, fotografato dai Medu mentre faceva fisioterapia improvvisata con una bottiglia d'acqua, è stato rimpatriato in Marocco contro la sua volontà e nonostante le precarie condizioni di salute. Gli altri saranno internati in altri Cie, tra cui quello di Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, riaperto da poco tempo, al termine di una chiusura di due anni per i danni provocati dalle rivolte. L'Ong Medu esprime "soddisfazione per la chiusura del Cie di Lamezia Terme, visitato solo poche settimane fa e, come rilevato dal team Medu, del tutto inadeguato a garantire condizioni di vita dignitose alle persone trattenute". E auspica che la chiusura provvisoria diventi definitiva e che il Ministero dell'Interno accolga la proposta del sindaco di Lamezia Terme di riconvertire quello che è stato fino ad oggi un luogo di esclusione, in un luogo di solidarietà e integrazione per i migranti.
"Deve essere il primo passo". In una nota, Medu "auspica altresì che la chiusura del Cie di Lamezia Terme sia il primo passo verso il superamento di un sistema, quello della detenzione amministrativa, che si è dimostrato nel corso degli anni del tutto inefficace nel contrastare l'immigrazione irregolare ed incapace di tutelare la dignità e i diritti fondamentali dei migranti trattenuti, che in un paese civile e democratico dovrebbero sempre essere garantiti" . Le denunce dei Medici per i diritti umani, seguono quelle fatte nel 2010 da Medici senza frontiere 7 che già allora ne aveva chiesto, inascoltata, la chiusura al Viminale. Molte le voci di protesta che si erano levate dopo la diffusione della foto della 'gabbia per radersì inventata dall'ente gestore, tra cui quella del sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza. Numerose le interrogazioni parlamentari presentate per chiedere spiegazioni e la chiusura al ministero dell'Interno, da quella di Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato, a quella depositata da sei deputati radicali eletti tra le file del PD. Una è arrivata anche alla Commissione europea, da parte della Presidente della commissione antimafia europea Sonia Alfano.
(19 ottobre 2012)
Al momento nessun nuovo bando. Per il momento non viene indetto un nuovo bando di gara e non è certo che la struttura rimanga un Cie. Ufficialmente la motivazione della chiusura è la mancanza di un ente gestore. Lo scorso 22 giugno è fallita la gara di appalto, alla quale aveva partecipato solo la cooperativa Malgrado Tutto, attuale gestore e anche proprietario della struttura. Il Cie è costruito su un suolo di proprietà del comune dato in comodato d'uso alla cooperativa per 99 anni, ma gli edifici sono di Malgrado Tutto. La cooperativa non si è aggiudicata l'appalto perché parte della documentazione presentata era irregolare per problemi con la concessione edilizia. Al di là del fatto che questa situazione venga sanata, il ministero per ora non ha deciso di indire una nuova gara per la gestione. Di fatto, da giugno a oggi il Cie ha funzionato senza appalto, con i relativi problemi di fondi.
I migranti non sono stati rilasciati. Alcuni sono stati rimpatriati. Fra loro, una persona disabile con una protesi ad un'anca per una grave infezione contratta prima di entrare nel Cie. L'uomo, fotografato dai Medu mentre faceva fisioterapia improvvisata con una bottiglia d'acqua, è stato rimpatriato in Marocco contro la sua volontà e nonostante le precarie condizioni di salute. Gli altri saranno internati in altri Cie, tra cui quello di Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, riaperto da poco tempo, al termine di una chiusura di due anni per i danni provocati dalle rivolte. L'Ong Medu esprime "soddisfazione per la chiusura del Cie di Lamezia Terme, visitato solo poche settimane fa e, come rilevato dal team Medu, del tutto inadeguato a garantire condizioni di vita dignitose alle persone trattenute". E auspica che la chiusura provvisoria diventi definitiva e che il Ministero dell'Interno accolga la proposta del sindaco di Lamezia Terme di riconvertire quello che è stato fino ad oggi un luogo di esclusione, in un luogo di solidarietà e integrazione per i migranti.
"Deve essere il primo passo". In una nota, Medu "auspica altresì che la chiusura del Cie di Lamezia Terme sia il primo passo verso il superamento di un sistema, quello della detenzione amministrativa, che si è dimostrato nel corso degli anni del tutto inefficace nel contrastare l'immigrazione irregolare ed incapace di tutelare la dignità e i diritti fondamentali dei migranti trattenuti, che in un paese civile e democratico dovrebbero sempre essere garantiti" . Le denunce dei Medici per i diritti umani, seguono quelle fatte nel 2010 da Medici senza frontiere 7 che già allora ne aveva chiesto, inascoltata, la chiusura al Viminale. Molte le voci di protesta che si erano levate dopo la diffusione della foto della 'gabbia per radersì inventata dall'ente gestore, tra cui quella del sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza. Numerose le interrogazioni parlamentari presentate per chiedere spiegazioni e la chiusura al ministero dell'Interno, da quella di Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato, a quella depositata da sei deputati radicali eletti tra le file del PD. Una è arrivata anche alla Commissione europea, da parte della Presidente della commissione antimafia europea Sonia Alfano.
(19 ottobre 2012)
domenica 14 ottobre 2012
regolarizzazione truffa...ancora una volta ci rimettono i soliti
il rischio di un flop clamoroso e una drammatica reltà di truffe e raggiri. a tre settimane dall'avvio sono 74.172 i moduli compilati alle ore 18 del 7 ottobre attraverso il sistema informatico del dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno nell'ambito della cosiddetta “regolarizzazione”. I moduli inviati sono invece sinora 64.956. Tra i moduli inviati, 57.180 riguardano datori di lavoro domestico e 7.776 datori di lavoro subordinato in altri settori contro le 300mila attese. Troppo complessa la procedura, troppo alti i paletti economici e rigidi i criteri per dimostrare la effettiva permanenza nel nostro paese, ostacoli che paventano il fallimento dell’operazione.
ma il lato peggiore di questa procedura svela centinaia di truffe, raggiri ed estorsioni ai danni di altrettanti cittadini che necessitano di emergere da una brutale clandestinità. è grazie alla campagna "informati per evitare di essere truffato" abbiamo raggiunto decine di cittadini stranieri offrendo loro una corretta informazione ma anche cercando di mettere in luce le richieste improprie di soldi in cambio dei documenti. i costi raggiungono anche gli 8000 euro, per ottenere un soggiorno al mercato nero...con la completa inconsapevolezza degli stranieri che altro non sono che vittime inermi.
in questo modo siamo venuti a conosenza di questa cooperativa e abbiamo deciso di svelare il lato marcio di questa operazione.....
sarebbe importante stanare le truffe ricoscendo come vittime i cittadini che vi sono incappati, scrivendo così in parte un lieto fine per molti che altrimenti ritornerebbero nell'oblio.
quiebraley
action
ma il lato peggiore di questa procedura svela centinaia di truffe, raggiri ed estorsioni ai danni di altrettanti cittadini che necessitano di emergere da una brutale clandestinità. è grazie alla campagna "informati per evitare di essere truffato" abbiamo raggiunto decine di cittadini stranieri offrendo loro una corretta informazione ma anche cercando di mettere in luce le richieste improprie di soldi in cambio dei documenti. i costi raggiungono anche gli 8000 euro, per ottenere un soggiorno al mercato nero...con la completa inconsapevolezza degli stranieri che altro non sono che vittime inermi.
in questo modo siamo venuti a conosenza di questa cooperativa e abbiamo deciso di svelare il lato marcio di questa operazione.....
sarebbe importante stanare le truffe ricoscendo come vittime i cittadini che vi sono incappati, scrivendo così in parte un lieto fine per molti che altrimenti ritornerebbero nell'oblio.
quiebraley
action
lunedì 2 aprile 2012
ANCORA UN COLPO D'ACCETTA ALLA BOSSI FINI
LA CASSAZIONE DICHIARA ILLEGITTIMO IL MAXI-DIVIETO DI INGRESSO
NELLA UE E OBBLIGA A DISAPPLICARE NORME CHE LO IMPONGONO PER 10 ANNI
Ansa
ROMA, 2 APR - Non devono essere applicate, dai giudici, le norme sull'immigrazione che vietano per un periodo di tempo - da cinque a dieci anni - il reingresso in Italia di chi è stato rimpatriato perchè privo di documenti. Al massimo, il divieto può protrarsi per cinque anni e non oltre. Lo sottolinea la Cassazione ordinando l'immediata scarcerazione di un dominicano fermato a Napoli nel marzo 2011 in quanto privo di autorizzazione al reingresso dopo l'espulsione nel luglio 2004. Ad avviso dei supremi giudici, un divieto di ingresso superiore ai cinque anni, nell'estensione massima, è in contrasto con la direttiva comunitaria sui rimpatri, la stessa che ha messo fuorilegge - con la nota pronuncia 'Al Dridì della Corte Ue di giustizia - il reato di clandestinità. In proposito, la Cassazione osserva (sentenza 12220) che la direttiva comunitaria 115/2008, sull'immigrazione, dispone - all'art. 11, paragrafo due - che «la durata del divieto di ingresso è determinata tenendo conto di tutte le circostanze pertinenti di ciascun caso e non supera i cinque anni». «È di tutta evidenza, allora - aggiunge la Suprema Corte - come si ponga in insanabile contrasto con la vincolante direttiva europea la normativa italiana, art. 13 d.l.vo 286/98, che pone il divieto di reingresso per dieci anni e, comunque, per un tempo non inferiore ai cinque anni». Nel caso in questione, si rileva che S.S. ha fatto rientro in Italia ben dopo cinque anni dall'espulsione, per cui, deve essere «doverosamente disapplicata la normativa interna» e l'imputato «deve essere assolto perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato».
Ansa
ROMA, 2 APR - Non devono essere applicate, dai giudici, le norme sull'immigrazione che vietano per un periodo di tempo - da cinque a dieci anni - il reingresso in Italia di chi è stato rimpatriato perchè privo di documenti. Al massimo, il divieto può protrarsi per cinque anni e non oltre. Lo sottolinea la Cassazione ordinando l'immediata scarcerazione di un dominicano fermato a Napoli nel marzo 2011 in quanto privo di autorizzazione al reingresso dopo l'espulsione nel luglio 2004. Ad avviso dei supremi giudici, un divieto di ingresso superiore ai cinque anni, nell'estensione massima, è in contrasto con la direttiva comunitaria sui rimpatri, la stessa che ha messo fuorilegge - con la nota pronuncia 'Al Dridì della Corte Ue di giustizia - il reato di clandestinità. In proposito, la Cassazione osserva (sentenza 12220) che la direttiva comunitaria 115/2008, sull'immigrazione, dispone - all'art. 11, paragrafo due - che «la durata del divieto di ingresso è determinata tenendo conto di tutte le circostanze pertinenti di ciascun caso e non supera i cinque anni». «È di tutta evidenza, allora - aggiunge la Suprema Corte - come si ponga in insanabile contrasto con la vincolante direttiva europea la normativa italiana, art. 13 d.l.vo 286/98, che pone il divieto di reingresso per dieci anni e, comunque, per un tempo non inferiore ai cinque anni». Nel caso in questione, si rileva che S.S. ha fatto rientro in Italia ben dopo cinque anni dall'espulsione, per cui, deve essere «doverosamente disapplicata la normativa interna» e l'imputato «deve essere assolto perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato».
Il 90% dei richiedenti asilo sono clandestini in Europa
E' necessario operare una drastica inversione di tendenza!
Già con la
campagna sud abbiamo denunciato la condizione di duemila schiavi della
campagna, rifugiati irregolari perchè destinatari di un ingiusto diniego alla
richiesta di protezione internazionale...è probabilmente la punta
dell'iceberg!!
Oggi le posizioni dei 2mila migranti sono al vaglio del governo italiano, grazie alla battaglia costruita negli ultimi due anni e alle numerose denuncie fatte dalla tante associazioni che hanno operato su territori come rosarno, foggia, castelvolturno.
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